Rinascita, 1 Giugno 2010

RINASCITA 

1 giugno 2010

 

 

 

Accademia di Santa Cecilia: il morso esoterico 

Brizio Montinaro e l'Ensemble "Terra d'Otranto" a ritmo di Taranta

di Franzina Ancona

Etnologi, psicologi, studiosi delle religioni, filosofi estetici, indagatori di miti, antropologi, zoologi, psichiatri, medici: ci si sono provati tutti per cercare di capire il fenomeno. Il quale ha lasciato fare condiscendente concedendo solo il contentino di una sua documentazione e tanti perché ancora. Fatto è che la taranta, o la pizzica pizzica non ne vuol sapere di svelarsi a pieno. Non lo fa nemmeno in questo spettacolo assai apprezzabile proposto nella stagione da Camera di Santa Cecilia, costruito attorno alle ricerche di Brizio Montinaro (foto), attore e scrittore interessato ai fenomeni della religiosità popolare e alla antropologia culturale, che ha dato alle stampe nel tempo "Salento povero”, "San Paolo dei Serpenti", e ancora "Danzare col ragno". I "Canti di pianto e d'amore dall'antico Salento" hanno fornito materia drammaturgica per tre opere musicali: "Outis" di Luciano Berio (La Scala 1999), "Laments" di Brian Elias (Royal Festival Hall di Londra , 1999) e "Klagelied" di Ana Szilagyi (2007, Università della Musica di Vienna). E non meravigli il riferimento a San Paolo, sopravvissuto al morso del serpente in quel di Malta. Ma le tarantate da lui protette avevano spesso comportamenti sconci, di tale sessualità sfrenata e disinibita da farlo diventare in seguito il protettore del sesso.

 

Contaminazioni su contaminazioni, con sincretismi religiosi. E di quanto la chiesa cristiana è debitrice alle formule sacrali che l'hanno preceduta! Sul palcoscenico della Sala Sinopoli con Montinaro l 'Ensemble Musicale "Terra d'Otranto", diretto dal violino barocco e maestro di concerto Doriano Longo. Nel gruppo alla chitarra spagnola Luca Tarantino, chitarriglia Emanuele Licci, anche cantante, Pierluigi Ostuni alla tiorba, Anna Cinzia Villani, voce e castagnole, e poi ballo, e Roberto Chiga ai tamburi a cornice. In realtà, la versione più folk della taranta pretende aerofani agro-pastorali, zampogne, e poi violini e mandole e idiofoni rurali, organetti, tamburelli, il "cupa cupa", tamburo a frizione, e il triangolo. La taranta è stata pratica terapeutica domiciliare con il complessino di strumenti che andava nella casa del malato e la gente a far cerchio intorno, una ronde, simile a quella del flamenco in terra di Spagna con le voci gutturali che intonano il Cante Jondo, per aiutare con la ritmica musicale e coreutica, con i ricchi cromatismi, con gridolini e lamenti il tarantato (ma più spesso la tarantata) a venir fuori dalla sua patologia dolente e misteriosa. Il fatto eclatante è che la tarantola in questione al cui morso si attribuiscono oscuri malanni ha poco a che vedere con un animale ben identificato, facendo piuttosto parte di uno zoo fantastico e irreale, dove la bestia ha valenze fobiche ed esoteriche. Perciò è abusivo collegarla alla tipologia della Lycosa Tarentula. Una certezza è il momento dell'anno in cui il fenomeno appariva, l'inizio dell'estate, quando si falciava il grano e le ragazze nei loro abitini leggeri, con le gambe tornite nude lasciavano tanta pelle a disposizione del micidiale ragno. Allora un culto dionisiaco legato alla fertilità e alle baccanti, nato in terra di Grecia e giunto sulle onde a lambire le coste salentine, e con esso il mito di Orfeo e del potere "medicinale" della sua musica che addormenta le belve? Del resto qui si parla ancora il "grico". Ecco torna la necessità di riferirsi al mito: quello di Arakne, leggiadra fanciulla di Lidia, orgogliosa della leggerezza delle sue trine che sfida Pallade - Atena, e la dea implacabile, dopo avere strappato il prezioso ricamo, la trasforma in un ragno. E ce n'è ancora un'altro: Arakne, bella giovinetta sedotta da un marinaio, aspetta davanti al mare che il suo promesso ritorni, e quando la sua barca già si appresta alla riva, lui e i suoi uomini vengono assaliti e uccisi. E lei piange sconsolata e muore di dolore. Ma Zeus è provvido, la trasforma in ragno e la rinvia sulla terra a morsicare a morte coloro che avevano prodotto il suo strazio. Dalla leggenda alla storia. E all'oggi con i medici che affermano che la produzione di endorfine stimolata dal ballo frenetico aiutava il fisico a liberarsi dal veleno e dal dolore.

 

La taranta offerta al pubblico ceciliano è una sorta di viaggio che collega con ampie tappe intermedie le prime testimonianze musicali quattrocentesche con i reperti etnografici del celebre Ernesto de Martino ( La terra del rimorso) e lo impagina assieme a brani di letteratura sull'argomento che fanno scoprire come scrive Montinaro, " i differenti sguardi che autori di diversa natura - uomini di chiesa, filosofi, medici, viaggiatori, narratori, antropologi - hanno avuto con il passare dei secoli sul tarantismo". Veniamo così a conoscenza dell' "Adolescente tarantato" tratto da Genialum dierum libri V di D'Alessandro (1549) del Dialogo delle tarantole (602) di V. Bruno, della "Nobildonna di Lucera tarantata " tratto da De Phalangio apulo di Valletta del 1706, de "La tarantata Lisa" da Finibusterre di Corvaglia, testo del 1929, e tanti altri ancora. La lettura di queste pagine prepara all'ascolto dei pezzi musicali, interpolandoli, fa scoprire testi rari del passato, venuti alla luce in seguito ad attente ricerche in biblioteche ed archivi. In programma 10 pezzi. Apertura con un biumbò dal titolo "Ritmo Meridiano" , una nenia ipnotica che prende spunto dal canto a mezza voce che accompagnava il dondolio dei bimbi sulle ginocchia delle madri. Non mancano tarantelle marcatamente di matrice napoletana, e altre tratte da studi "para guitarra" di ascendenza spagnola. Ecco poi l'Antídotum tarantulae, forma musicale raccolta dai gesuiti in terra d'Otranto all'inizio del XVII secolo e inviata al celebre studioso Athanasius Kircher per il suo Ars Magnetica. Dalla sua opera vien fuori la scelta di Tarantella in tono frigio che porta dritto dritto al parossismo e alla eccitazione il tarantato. E per finire due pizziche, la prima di carattere quasi leggiadro che non è collegata al morso della tarantola ma a pene d'amore, l'altra è forsennata e spasmodica e vuole avere valenze curative.